i predatori del teatro perduto

I predatori del teatro perduto

Dal Teatro Rossi Aperto, note a margine sulle amministrative a Pisa

C’è un detto che dice: “domandare è lecito, rispondere è cortesia”. Ma dalle parti del centro-sinistra pisano non deve essere molto noto, né molto praticato. Peccato! Perché se gli estensori delle 90 pagine del programma di Andrea Serfogli e dei suoi sostenitori avessero chiesto, ad esempio, cosa ne è stato del Teatro Rossi Aperto in questi ultimi due anni beh, forse avrebbero evitato di scrivere le castronerie che si leggono a pagina 49 e 88 in tema di cultura e Teatro Rossi. Sciocchezze, falsità, imprecisioni che più che essere l’esempio di un’idea o di una prospettiva che in questo programma si avanzano sul futuro del teatro (!), dimostrano – in maniera grottesca – di non sapere cosa è ufficialmente successo in questi lunghi mesi nella lunga trattativa con la Regione Toscana. Trattativa in cui il Comune ha latitato, talvolta balbettato, e lo sa bene la coalizione che si candida a governare Pisa: l’amministrazione comunale uscente, di cui il candidato sindaco era assessore di punta, non si è mai assunta alcuna responsabilità, nonostante il nostro tentativo strenuo di tenere in partita un ente territoriale che invece ha traccheggiato, sfruttando il fatto di non essere proprietario del bene (il Teatro Rossi è del demanio dello Stato), e respingendo al mittente la proposta di finanziamento che veniva dalla Regione per avviare il recupero.

L’Associazione Teatro Rossi Aperto – che da quasi 6 anni restituisce giorno dopo giorno alla città un bene che è rimasto chiuso e abbandonato all’incuria per 60 anni– si è fatta motore della trattativa, in maniera tenace, a dispetto della miopia, della sordità, delle incapacità istituzionali di trovare soluzioni sostenibili per la riapertura del teatro. L’unico interlocutore che ha creduto a questa scommessa è stata la Regione Toscana, che attraverso l’impegno diretto del suo Presidente ha reso attuabile la questione fondamentale: il trasferimento del bene dal Demanio alla Regione mediante il federalismo demaniale. Volevamo comunicare questa notizia (che pure è uscita sui giornali) ai signori male informati che scrivono “che lo Stato deve recuperare il Teatro Rossi, cedendolo poi, gratuitamente, al Comune” (p. 88 del programma). A questo punto la domanda nasce spontanea: ma davvero chi si candida a governare Pisa può mostrare tale incompetenza? Ma c’è davvero da credere che solo per superficialità nello scrivere un programma di 90 pagine sia stato omesso quello che non è un dettaglio, ma un atto ufficiale della Regione Toscana, frutto di una trattativa di due anni e mezzo di cui il Comune è sempre stato tenuto al corrente? E ancora: i così tanti “buoni” sostenitori del progetto del centro sinistra a Pisa, contro l’avanzata delle destre, così presenzialisti in fatto di cultura, non si sono minimamente premurati di cercare un confronto, di capire, di misurarsi democraticamente con un’esperienza reale e diffusa quale è il TRA? Le domande sono retoriche, evidentemente. Perché le risposte, a onor del vero, il programma di Serfogli le fornisce a p. 49:

“Conferma della centralità del Teatro Verdi nella offerta di eventi e spettacoli e nella possibile gestione di altri spazi (San Zeno, Teatro Rossi) […] Rispetto al Teatro Rossi, come detto nel capitolo relativo ai rapporti con il Governo centrale, è necessario che venga colta la disponibilità della Regione per il finanziamento di un primo parziale intervento di recupero. Il Comune si impegnerà nella interlocuzione con il Mibact, affinché il bene sia recuperato e ceduto gratuitamente al Comune per una gestione integrata con il Teatro Verdi e con il potenziale coinvolgimento dei gruppi d’impegno culturale che perseguono direttamente l’obiettivo di un uso pubblico dello spazio”.

Apprendiamo così di aspirazioni costruite altrove, di mondi visti chissà dove, giocando su altri tavoli, ignorando l’esistente, praticando la politica delle annessioni e delle centralizzazioni, più che delle connessioni. È un atteggiamento predatorio, che divora le esperienze multiple di chi ha vissuto e fatto vivere il Rossi, e che dà la misura della distanza fra il tessuto vivo della città e di una delle sue tante realtà, da un lato, e la logica partitica (alle corde) locale dall’altro. Si cancella quel che è stato fatto e si pretende di scrivere su carta bianca, perseverando nella fallimentare e costosa abitudine di ristrutturare spazi a suon di milioni lasciandoli vacanti di ogni progetto culturale fattibile (e qui gli esempi si sprecano: SMS, Domus mazziniana, bastione San Gallo, Arsenali medicei…).

Il Teatro Rossi, chiuso, era una ferita che stiamo provando a curare. Per il Teatro Rossi Aperto, ci sono due elementi fondamentali, forse parziali:

  1. Essere garanti attivi di un recupero funzionale del bene, e per questo abbiamo portato avanti una trattativa che potesse rendere agibile il teatro a costi sostenibili;
  2. Tenere sempre aperto un cantiere che pensi e realizzi la gestione e la vita culturale del Rossi, in questa città e con uno sguardo lungo, oltre questa piccola provincia. Non abbiamo mai chiesto assegnazioni improprie, ma abbiamo provato – con i limiti e la fatica di chi è privato di ogni strumento – a ragionare senza un’ottica di lottizzazione degli spazi. Leggendo questa vicenda all’interno di un capitolo più grande, quello della cultura a Pisa e di chi vi opera, si evince, da queste pagine programmatiche, una mancanza di visione complessiva su come è cambiata Pisa negli ultimi 20 anni.

Chi ha scritto quel programma non ha capito che in questa città si è consolidata una cultura civile e politica di come curare e vivere lo spazio pubblico fuori dal circuito strettamente burocratico-istituzionale, sia esso fatto di piccoli feudi intoccabili o ingombranti cabine di regia centralizzate. Questa mancata comprensione è la dimostrazione più lampante del circolo vizioso in cui si è avvitato il dibattito: movida-degrado-sicurezza; movida-degrado-sicurezza; movida-degrado-sicurezza…

L’associazione Teatro Rossi Aperto ha cercato lavorare per la cura dello spazio pubblico, creando offerta culturale, unendo saperi, tessendo relazioni, verso la creazione di un laboratorio condiviso e aperto di produzione e programmazione culturale che ascolti le eccellenze nei diversi ambiti culturali, ma dia anche spazio a chi sta iniziando un progetto nelle arti performative, musica e arti visive e spesso non trova ascolto in chi amministra risorse e spazi in città. Chi volesse leggere un’altra storia da quella malamente raccontata in questi programmi di contingenza può sfogliare il tomo di 600 pagine con i primi quattro anni delle nostre attività.

Al dunque, leggiamo, sempre a p. 49, di un “Potenziale coinvolgimento dei gruppi d’impegno”, parlando di noi: timida espressione per non permettere a nessuno di dire che non sei stato citato e preso in considerazione come possibile soggetto interlocutore di un progetto, ma anche ottima via d’uscita per poterti poi escludere dal dialogo, con scuse e motivazioni improvvisate o determinate da dinamiche di potere politico locale. E così si sceglie la via facile: si esclude, si rinchiude, si limita il perimetro del confronto.

Trasformare il sistema culturale della città è un’ottima idea, alla buon’ora, visto che non c’è nessun tipo di razionalità né innovazione nel modo in cui, in questi ultimi anni di amministrazione Filippeschi, sono state gestite le risorse per la cultura, spesso disperse a pioggia senza indirizzo e valorizzazione dei progetti di qualità, che nonostante tutto resistono e rendono e renderanno viva ancora la città.

Abbiamo dimostrato alla città di essere una risorsa (circa 800 eventi in quasi 6 anni, fra cui per rappresentazioni teatrali, concerti e serate musicali, proiezioni cinematografiche, danza, installazioni, mostre, presentazione di libri, incontri con gli autori, residenze, espressioni di arti visive, laboratori di vario genere, incontri pubblici formativi, produzioni originali, assemblee pubbliche, ecc. …senza che un centesimo sia intascato dall’ Associazione Teatro Aperto ed i suoi soci). Maldestramente e in più occasioni, le stesse istituzioni hanno dovuto riconoscerlo, tra bocche storte e pacche sulle spalle. Questa risorsa è nata e cresciuta nello spazio Teatro Rossi e qui deve crescere e diventare matura grazie alla collaborazione con gli operatori della città (come sta già avvenendo per molti percorsi culturali cittadini) e con quanti in decine e decine di progetti e iniziative hanno calpestato lo spazio Rossi in questi anni. È solo grazie a chi nel teatro opera, a chi c’è e partecipa, alle loro critiche, ai loro consigli che possiamo immaginare il futuro del teatro.

Non accetteremo – da nessuno – che il laboratorio creativo del Teatro Rossi Aperto venga risucchiato in logiche di sistema e spartizione provinciale di piccoli presidi politici fintamente destinati alla cultura.

C’è amarezza e scoramento fra queste righe. Vivere da un lato con la consapevolezza di una minaccia concreta nell’avanzata dei fascioleghismi in città, e dall’altro assistere a un processo di dilapidazione e frammentazione di cultura politica. Dentro questa morsa resistere e allargare la partecipazione e la condivisione nella vita culturale è un dovere di cittadini.

Il 27 Settembre 2012 (data della riapertura del Teatro) sapevamo tutti che il riconoscimento dell’ Associazione sarebbe stato il nodo più difficile da sciogliere in virtù di un vuoto giuridico che non prevede alcun attestato di legalità per coloro che illegalmente lo hanno ampiamente guadagnato nel tempo trascorso e quello che trascorrerà.

Noi non resteremo a guardare come innocenti angeli del bello, o volontari della cultura pronti ad accomodarsi all’uscita, perché stiamo costruendo insieme a parti della città il progetto “Cosa Può il Teatro Rossi Aperto”.

Sabato 26 maggio 0re 15.00

VogueINQueer pt.1
Incontro e workshop


Ore 15

Incontro: Voguing e ballroom scene
Conduce Giorgia Ianniccheri
Ingresso libero

Ore 17

Workshop (New Way, Vogue Fem, Runway)
con JiJi Mùnera, Vio Mùnera, Sofia Ninja B-Fuji
Prezzo di accesso: 10 € (comprende l’ingresso all’evento serale)

Per informazioni e per iscriversi: queersquilie@gmail.com
L’evento fa parte de La Torre Storta // A Queer Festival

“Dirò solo questo: come per qualsiasi cosa, c’è bisogno di imparare
ciò che affermi di star già facendo” (Dj Vjuan Allure)

Voguing? Ah sì, degli strani movimenti che, quando non sembrano contorsioni, ricordano le arti marziali oppure le pose da modell* sulle riviste; una moda americana; nella maggior parte dei casi: “Lo conosco, è quello che fa Madonna nel video”. Beh, potrebbe anche trattarsi di quelle due o tre mosse di quel balletto che state provando a imparare per la prossima serata LGBTQ.
A partire da quello che viene veicolato attraverso i media mainstream e i video musicali, sabato 26 maggio potrete scoprire la vera storia di questa danza e della cultura underground di cui fa parte, la cosiddetta ballroom scene. Le ballroom aggregano diversi modi di espressione artistica – dalla musica al linguaggio, dai vestiti al design e, ovviamente, al ballo – e hanno direttamente a che fare con alcuni degli argomenti più controversi delle società contemporanee (sessualità, etnia, classe, ruoli ed espressioni di genere, canoni di bellezza, auto-affermazione e competizione).
E dopo la teoria, la pratica: dalle 17 potrete partecipare al workshop (due ore circa) e sperimentare sia la camminata da passerella (classe di Runway) che gli elementi base di due stili di voguing (classi di New Way e Vogue Fem). Ricordiamo che il workshop è rivolto a tutt*, ballerin* e non, e che gli unici requisiti per partecipare sono la voglia di divertirsi e di esprimersi in piena libertà.

ATTENZIONE: il prezzo di accesso al workshop comprende anche l’ingresso alla Ultra Violet Mini Kiki Ball, sempre al Teatro Rossi e sempre il 26 maggio, ma a partire dalle 21.30. Maggiori informazioni qui: https://www.facebook.com/events/1640607979319581/

Anche questo evento, come tutti quelli de La Torre Storta, è prima di tutto un contesto sicuro e accogliente, basato sul consenso e la cura reciproci e libero da pregiudizi, che promuove comunità, sorellanza e divertimento. All’interno di questo spazio transfemminista ed eterofriendly non sarà tollerata alcuna forma di omo-bi-lesbo-transfobia, né sarà dato spazio ad atteggiamenti o espressioni contrari ai valori dell’antifascismo, dell’antirazzismo e dell’antisessismo.

Sabato 26 maggio ore 21.30

ULTRA VIOLET – MINI KIKI BALL

MAINA / GIOIA


Apertura: 21:30

Ingresso: offerta minima consigliata 5€, gratuito per chi partecipa al workshop pomeridiano di voguing e runway (tutte le informazioni qui: www.facebook.com/events/575886736123337)

Tema della Mini Kiki Ball: Ultra Violet

Per la partecipazione in una o più categorie della ball è richiesto di indossare almeno un capo viola.
**l’abbigliamento viola è fortemente gradito anche da parte del pubblico**

Giudici:
-Vio Mùnera
-Sofia Ninja B-Fuji

Host & break ties: Father JiJi Mùnera

Categorie:
- Virgin Runway
La runway è la tipica sfilata in passerella.
- Virgin Performance
Virgin Performance è una categoria unica di ballo in cui potersi esibire nei vari stili di voguing.
- OTA Face
In Face chi partecipa fa di tutto per far risaltare il proprio viso, con le sue qualità e il suo fascino.
- OTA Runway
La runway è la tipica sfilata in passerella.
- OTA Old way
- OTA New way
- OTA Vogue Femme
Old Way, New Way e Vogue Femme sono tre stili di voguing, ci si sfida facendo uso delle tecniche proprie di ciascuno di essi.
- OTA Sex Siren
In Sex Siren ci si sfida a colpi di seduzione: come sirene, bisogna saper ammaliare, affascinare e sedurre i giudici.

**Disclaimer**
La parola Virgin indica che la categoria è riservata a chi cammina o si esibisce per la prima volta.
OTA significa Open To All, nessuna restrizione nell’accesso.

L’evento fa parte de La Torre Storta // A Queer Festival
Per ulteriori informazioni potete scrivere a: queersquilie@gmail.com


Start at 23.00

Ingresso: offerta minima consigliata 5€

MAINA/GIOIA

Non puoi nemmeno organizzare una serata favolosa e kinky che ti rubano gli strumenti dal Teatro Rossi Aperto: oioia, oimmei, che fatica. Che vita difficile. E per La Torre Storta // A Queer Festival
e il Teatro Rossi Aperto quale può mai essere la soluzione? Semplice: organizzarne un’altra e mettere tutt_ insieme i soldi che servono per ricomprare l’attrezzatura che serve a tutt_! Abbiamo pensato che il modo migliore per combattere l’isolamento e il sospetto sia lavorare ancora tutt_ insieme, in comune, e accogliere e accoglierci ancora dentro lo spazio del Teatro Rossi Aperto – luogo di tutta la città, luogo comune (ma non banalità). Dopo il workshop di voguing e runway [https://goo.gl/aCgsPg] e l’Ultra Violet Mini Kiki Ball [https://goo.gl/qzir4r], la serata del 26 maggio continuerà con una festa della Maina: mai na gioia? Maina, gioia!

 

Safe Space
Angolo trucco e parrucco


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**Perché l’ultra violet?**
L’ultra violet è un colore ma non è un colore, l’ultra violet se ne frega di stare nello spettro e va a porsi oltre, al di là del rosa e del blu.
Se sottoposte a luce ultravioletta, le cose e le persone possono rivelare parti di sé che prima era impossibile anche solo immaginare: fluidi organici, galassie, desideri, favolosità.
Sarà sufficiente indossare questo colore per poter accedere a tutte le categorie della Ball e quindi al nostro minuto di celebrità, dove avremo modo di mostrare i nostri corpi, le nostre capacità e anche incapacità, le nostre espressioni, le nostre identità, giocandoci o prendendoci sul serio. Nell’ultravioletto non importa chi tu sia, contano solo spirito e atteggiamento.

Si dice porti sfiga vestirsi di viola a teatro: quando il clero indossava questo colore, in occasione della Quaresima, era vietato fare spettacoli. Beh, ve lo diciamo: a noi non potrà che portare fortuna.

Stay tuned, stay queer, stay ultra violet!

28-29-30 giugno 2018

Performing Art 3Days

Open Call
Performing Art3Days
/Prolegòmeni e Gómene/

28.29.30 – 06 – 2018

deadline ore 24.00 / 31 maggio 2018

Collettivo Superazione – Teatro Rossi Aperto di Pisa

Dall’analisi libera della tematica /Prolegòmeni e Gómene/ chiediamo una risposta in forma di performance, in attinenza col regolamento allegato, che dovrà essere
realizzata all’interno di un festival di arti performative di tre giorni presso il Teatro Rossi Aperto di Pisa.

Prolegòmeni e Gómene

Prolegòmeni – trattazioni esplicative introduttive a una tesi, a una materia di studio, a una dottrina
Gómene – cavo torticcio di canapa, cima destinata all’ormeggio di imbarcazioni

Quindi: una fune di parole a giustificare altre parole, per unire o dividere; una fune di materia sorretta da gesti, per andare o giungere.
Prolegòmeni e Gómene hanno molto in comune oltre la magnifica ed evocativa assonanza del vocabolo; indicano due vie relazionali diverse eppure simili, che
implicano un moto di prossimità o distanza.
Molta strada compie il pensiero per riconoscere l’attracco (o distacco) a un porto, a un luogo che sia ignoto, appartenenza, qualcuno.
Molto del movimento certo, che è partire o il fare ritorno, si precisa invece attraverso ragione e speculazioni.
Comportamenti solitari che attraccano a significati collettivi che tornano comunque a introdurre pensieri e azioni personali.
In arte, dentro o fuori della polis ma comunque dentro l’avventura.

1 – Destinatari

Il bando di selezione è rivolto ad artisti e gruppi che lavorano utilizzando linguaggi contemporanei in ambito performativo.
Sono ammessi sia lavori inediti che già realizzati purché idonei all’esecuzione negli spazi non convenzionali del Teatro Rossi Aperto e inerenti al tema proposto.
Ogni artista/compagnia potrà presentare 1 solo lavoro.
Saranno selezionate da 9 a 12 performance.

2- Modalità di partecipazione

La partecipazione è gratuita. Il materiale inviato sarà archiviato dall’organizzazione del festival e non sarà restituito.
Per iscriversi occorre presentare :

  1. La scheda (“application form”) allegata al presente bando, compilata in tutte le sue parti;
  2. Un documento PDF, con il titolo e la presentazione/descrizione della performance, che contenga tutte le informazioni necessarie per comprenderne lo svolgimento e la poetica. Max 2 pagine.

Nel caso di una performance già realizzata il documento dovrà comprendere anche un link a una documentazione video integrale del lavoro.
La scheda e il documento PDF dovranno essere inviati via mail entro e non oltre le ore 24.00 del 31 maggio 2018 all’indirizzo mail: collettivo . superazione @ gmai l .com
L’organizzazione mette a disposizione degli artisti selezionati:

  • Spazi per le performance
  • Supporto tecnico*
  • Buffet durante la serata di permanenza al festival
  • Promozione dell’evento

Dopo la delibera del collettivo selezionatore sarà organizzata una visita “in situ” per chi volesse fare un sopralluogo della location.
* Il festival ospita i lavori in spazi non convenzionali, pertanto le richieste tecniche delle performance devono essere concordate con l’organizzazione, che si
riserva una insindacabile verifica della fattibilità.

  • I partecipanti sollevano l’organizzazione da ogni responsabilità in caso di eventuali infortuni e danni nei luoghi di svolgimento del festival.
  • I materiali necessari per la realizzazione della performance e le spese di trasporto e di viaggio saranno a carico dell’artista, cosi come le eventuali spese di vitto e
    alloggio per il giorno di permanenza al festival.
    Il Teatro Rossi chiede normalmente un contributo volontario agli spettatori che, per il 50%, sarà destinato interamente agli artisti come rimborso spese
    attualmente non quantificabile. Il restante 50% rimarrà invece al Teatro Rossi Aperto.

3- Selezione:

Il Collettivo Artistico Superazione farà una prima selezione dei progetti ricevuti in forma anonima (dopo il filtro della segreteria appositamente dedicata) basandosi sull’originalità,
l’interesse dei linguaggi artistici adoperati e poi sulla fattibilità tecnica e il curriculum dei proponenti.
Al termine della selezione, tutti i partecipanti alla call riceveranno comunicazione degli esiti della stessa, siano essi positivi o negativi, entro le 24.00 del 3 giugno
A seguito della prima manifestazione di interesse per il progetto da parte della Direzione Artistica, l’Organizzazione del festival verificherà con gli artisti la fattibilità del progetto
prima di confermare in via definitiva l’esito positivo della selezione.

4 – Variazioni e annullamento

L’organizzazione si riserva di adottare in qualsiasi momento provvedimenti integrativi o modificatori del presente Regolamento, aventi carattere organizzativo, funzionale, di
tutela e salvaguardia del livello artistico del festival, senza alterarne la sostanza.
Se per motivi tecnico-organizzativi o per causa di forza maggiore la manifestazione non dovesse aver luogo, l’organizzazione si riserverà di adottare altre idonee soluzioni che
saranno tempestivamente comunicate ai diretti interessati.

5- Svolgimento

Il festival avrà luogo il 28, 29, 30 giugno al Teatro Rossi Aperto, via Collegio Ricci, 1 – Pisa.

Ogni giornata sarà dedicata a 3 o 4 artisti, che sceglieranno una delle postazioni disponibili all’interno della sede (per maggiori informazioni visitare il sito
http://www.teatrorossiaperto.it/il-teatro-rossi/ o scrivere a
collettivo.superazione@gmail.com);
le performance saranno realizzate durante gli orari di apertura dello spazio, come da calendario da definire.

Contatti

Per approfondimenti è a disposizione l’indirizzo mail: collettivo.superazione@gmail.com

 

Laboratorio teatrale su Juan Mayorga ogni mercoledi dalle 20:30 alle 23

L’importanza di un quadro non si misura da quanta parete occupa, ma dalla forza con cui mette in tensione quella parete – Juan Mayorga

Daniela Scarpari conduce il laboratorio partendo dall’opera Teatro Breve (Teatro para minutos) di Juan Mayorga. Nel suo Teatro para minutos, che raccoglie 28 testi teatrali brevi, Juan Mayorga riafferma la sua carica politica e rivendica a ciascuna delle piece la propria auttosuficienza, la propria autonomia, il proprio peso. La sua forza risiede nella relazione con il contesto, nella forza con cui si pone rispetto alla parete che occupa. Una “scrittura del frammento” che rappresenta con forza la drammaturgia contemporanea. Un tipo di teatro che dialoga molto bene con gli spazi del TRA. Un tipo di scrittura che si fa metafora, che pone domande per noi fondamentali, come nel caso del primo testo Concerto fatale della vedova Kolakowski che si caratterizza per l’ambientazione in tempi di guerra: un tempo astratto, mitico “intorno al teatro, rumore di guerra”; un teatro accerchiato, sotto assedio, un teatro posto di fronte a una scelta: resistere o arrendersi. Il teatro, e allo stesso modo qualsiasi luogo d’arte come sineddoche dell’artista, dell’intellettuale; ciò che qui interessa l’autore è il modo in cui la responsabilità personale entra in gioco, in tempi in cui le condizioni esigono una presa di posizione da parte dell’individuo.

Può l’arte fermare una guerra?
Premio Nacional de Teatro 2007 in Spagna, Juan Mayorga (Madrid, 1965) conta una formazione forse atipica, ma invidiabilmente versatile: una laurea in matematica, una in filosofia, e un dottorato dedicato alla filosofia della storia in Walter Benjamin. [..] si è imposto da qualche tempo come il drammaturgo spagnolo di riferimento non solo in patria, ma anche sulle scene europee [..]. Teatralmente si forma nei seminari di Marco Antonio de la Parra e José Sanchis Sinisterra; nel 1998 frequenta a Londra la Royal Court Residency, sotto la guida di Sarah Kane e Meredith Oakes; a partire dallo stesso anno insegna Drammaturgia e Filosofia presso la Real Escuela Superior de Arte Dramático de Madrid. [Davide Carnevali, dalla curatela di Teatro di Juan Majorga, edito da Ubulibri]

I laboratori sono condotti da Daniela Scarpari e si svolgono ogni mercoledì dalle 20:30 alle 23:00 al Tra.

Daniela Scarpari
Laureata in Comunicazione sociale e diplomata all’Accademia di Arti Drammatiche all’Università di Sao Paulo (Brasile). In Brasile ha lavorato con Cristiane Paoli Quito, Francisco Medeiros, Luis Alberto de Abreu e collaborato con il Grupo XIX de Teatro. Conta con più di 20 spettacoli come attrice, 2 premi di migliore attrice ai Festival di teatro di Florianopolis e Mappa culturale Paulista. Tra le esperienze di insegnamento di teatro ha coordinato corsi di teatro all’interno dei seguenti progetti: Teatro nelle scuole, Teatro nelle comunità realizzato all’interno di favelas di Sao Paulo; Improvvisazione teatrale, all’interno del progetto Università Solidale nelle comunità dell’Amazzonia brasiliana, Workshop di recitazione all’università di Brasilia, cosi come altri corsi in diverse città dello stato di Sao Paulo. Ha fatto la regia di “O rio, a colina e o casarao” progetto vincitore del Bando Proac per la regia 2015.
In Italia ha collaborato con il Teatro dell’Argine e Cantieri Meticci. Nel Settembre 2013 ha preso parte allo spettacolo Estrada do Sul del Grupo XIX de Teatro per le vie di Sao Paulo (Brasile) con regia di Pietro Floridia e Luis Fernando Marques. Nell’estate 2014 ha fatto parte della progettazione e ha interpretato lo spettacolo vincitore dal bando Proac/2013 dello Stato di Sao Paolo/Brasile “O Anjo da Historia” con la regia di Pietro Floridia (Cantieri Meticci/Teatro dell’Argine) in collaborazione con i gruppi Cascina Barà, Contraponto e Andaime di Teatro. Dal 2011 fa parte del Collettivo Cascina Barà con il quale ha fatto #tessuto. Fa parte del Collettivo Extratto con lo spettacolo “Il Cartografo”, progetto nato all’interno del TRA. Nel 2016 ha partecipato alla turnee dello spettacolo “Padri, Madri e Figli” testo e regia dell’iraniano Arash Abbasi, a Teheran in Iran e al Cantieri Teatrali Koreya. Nel 2017 vince il bando Proac per le Arti Perfomative con il Progetto L’Ultima Polaroid e nel 2018 debutta Lampedusa, di Anders Lustgarten al Festival Cultura Inglesa a Sao Paolo, Brasile.

Dal 2013 ha avviato e coordinato il laboratorio teatrale del Teatro Rossi Aperto, lavorando sulla messa in scena di Tracce lungo lo Spoon River, replicato al Cantiere Sanbernardo “Senza Filo“, a Sava (TA) al festival Urban Dioniso e al Rifrazioni Festival, alla messa in scena di Trattato Commestibile e Dell’abbandono.