E siamo arrivati al quinto compleanno del Teatro Rossi Aperto!
Ci avreste mai creduto?

Abbiamo novità importantissime e le comunicheremo prossimamente in conferenza stampa, ma è con roboantissime notizie che apriremo e chiuderemo il nostro quinto compleanno.

Già, sono cinque candeline, venite a spegnerle con noi?

T.R.A.nelli #1
26 settembre (martedì)

Dell’abbandono (Ernesto rimane)

Un ripasso performativo prima di cominciare. Alle 21h30.


T.R.A.nelli #2
27 settembre (mercoledì)

Betta&Luti + Open stage

Due grandi artisti e una jam session libera e partecipata, come il TRA. Alle 21h. Con torta.


T.R.A.nelli #
28 settembre (giovedì)

Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi

Il film del Teatro delle Albe al Cinema Arsenale, all’insegna delle collaborazioni che abbiamo sempre portato avanti. Alle 21h.


T.R.A.nelli #4
29 settembre (venerdì)

Friendly Feuer, una polifonia europea.

Uno spettacolo di Isola Teatro. La diserzione, il fuoco amico. Il meccanismo dei tranelli. Alle 21h30.


T.R.A.nelli #5
30 settembre (sabato)
La festa, la serata lunga. Iniziamo alle 21h con

Farsi luogo. Varco al teatro in 101 movimenti

di e con Marco Martinelli. A seguire

Booker D’ Selecter

Think the pink funk & breakbeat vynil selection.

Twinz :: DJ Kim Jong [CTRL]

elektrop(i)nk, electrotechno, mashup & necrocapitalist armageddon.


Aggirare i tranelli nei pomeriggi d’autunno.

martedì 26 settembre ore 21:30

Dell’abbandono

(Ernesto rimane)

Ma la sapete la storia di Pollicino? Ce ne sono mille versioni. C’è quella in cui si mette i sassolini, in tasca, per tornare a casa, e lui e i fratelli tornano, e vissero tutti felici e contenti. E c’è quella in cui usa le briciole di pane, ma gli uccelli le mangiano, e loro restano perduti nel bosco, tutti quanti, e poi devono scappare dall’orco brigante che li cattura, ma Pollicino riesce a rubargli gli stivali delle sette leghe e diventa cavaliere del re. La mia preferita però, è quella in cui Pollicino e i suoi fratelli e le sue sorelle restano nel bosco, felici della loro indipendenza. E poi, son figli di boscaioli: ci sapranno stare, in un bosco, no? Nella mia versione preferita, l’abbandono diventa un’opportunità.

Dopo la restituzione pubblica del nostro lavoro a giugno, siamo felici di tornare in scena per aprire le festività del TRA con un adattamento dello spettacolo Dell’abbandono (Ernesto Rimane).  Per tutto lo scorso anno il Laboratorio Principianti si è dedicato alla ricerca del tema dell’abbandono. Abbiamo studiato e provato diversi punti di vista, narrative, saggi, poesie, testi teatrali e testimonianze. Il risultato è  un compendio di storie di abbandono che si intrecciano e prendono vita negli spazi del TRA. Volevamo con questo lavoro indagare che cos’e e come ci si sente in una situazione analoga allo spazio in cui svolgiamo le nostre attività e cosa significa prendersene cura.

Testi da: Milan Kundera, Edward Albee, Szymborska, Jon Fosse, G. Testori, M. Crimp, M. Ravenhill, A. Resnais, S. Verga…

Con:
Valentina Giuntini
Marica Belmonte
Debora Marazzato
Francesca Giuntini
Silvia Gasparri
Massimiliano Piagentini
Paolo Cantoresi
Carolina di Borgogna
Giulia Rametta
Claudia Nastasi
Michele de Cesare
Marco Valtriani
Monica Schipani
Giacomo Rotili
Laura Vescio
Odell Deefus
Barbara Li Volsi

Conduzione laboratorio e Regia: Daniela Scarpari
Drammaturgia finale: Odell Deefus

28 settembre ore 21 Cineclub Arsenale, Pisa

Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi

scritto e diretto da Marco Martinelli

con Ermanna Montanari, Elio De Capitani e l’amichevole partecipazione di Sonia Bergamasco, Roberto Magnani, Vincenzo Nemolato, Christian Giroso, Fagio, Alice Protto e Massimiliano Rassu, e un coro di bambine per la prima volta sullo schermo

prodotto da Teatro delle Albe – Ravenna Teatro coproduzione StartCinema

distribuito da RUNNING TV

Un capitolo di storia contemporanea raccontato da un coro di narratrici-bambine. Un film che evoca la vita di Aung San Suu Kyi, leader del movimento per la democrazia in Birmania dalla fine degli anni ‘80, Premio Nobel per la pace nel 1991, e oggi alla guida di una Birmania libera, intrepretata con struggente intensità da Ermanna Montanari. Un film de-genere, che alterna stili diversi con la carica visionaria e sorprendente delle drammaturgie di Marco Martinelli, presentato in anteprima al Biografilm Festival di Bologna, al Festival della Mente di Sarzana e agli Incontri di Cinematografo-Fondazione Ente dello Spettacolo a Venezia.

venerdì 29 settembre ore 21:30

Friendly Feuer
(una polifonia europea)

 

con
Eva Allenbach, Tony Allotta, Marta Gilmore, Armando Iovino , Vincenzo Nappi
Regia e drammaturgia scenica a cura di Marta Gilmore
Una produzione Isola Teatro
promozione PAV
con il sostegno di CDM – Centro Didattico Musicale, Roma; Crowdarts
Friendly Feuer fa parte di
Guerre Conflitti Terrorismi, progetto a cura di Teatro di Roma
con l’alto patrocinio di Istituto Svizzero

Un taccuino bianco, una distesa di neve. Di pagina in pagina viene abitato, scritto, strappato e poi steso nuovamente a coprire membra, parole, scie mute di azioni già finite. In un’epoca che ti definisce per quello che “fai”, proprio quando questo fare si fa più evanescente, confuso e instabile, nel momento di un centenario che mediaticamente celebra un eccidio quasi dimenticato, facciamo capolino sui campi della Grande Guerra Europea. “Non passa lo straniero” si cantava quando il nemico risiedeva entro i confini di Schengen. Oggi sono altri i cimiteri dei morti senza nome e per loro non suona la fanfara.

Disertare, impazzire, sottrarsi, non già come presa di posizione di un soggetto collettivo, perché di questo bisogna pur essere capaci. Solo il singolo, fragile, e invisibile atto individuale di chi si arrende. Oggi come allora il fuoco amico, che dà titolo al lavoro, ti toglie il lustro di una fine gloriosa. Resta il silenzio, frammenti di discorsi, di lingue, e di esseri umani. Resta un corpo ritto, le mani alzate, i piedi affondati in mezzo a cumuli di carta strappata. Spalle a chi guarda, di armi non ne ha.
Sparate al disertore.
Sulla scena le tante possibili declinazioni del friendly feuer in una narrazione frammentata e corale, una polifonia europea che ricorre ai linguaggi del contemporaneo per dialogare con la storia, rifuggendo la retorica delle celebrazioni. Così, utilizzando una narrazione non descrittiva né lineare, le vicende individuali di diserzione, nevrosi di guerra e suicidio vengono giustapposte a domande relative a un presente precario e a suo modo feroce. Concetti quali nemico, straniero, codardia, coraggio e patria sono coniugati al passato come al presente, senza fornire risposte esaustive. Mentre, gli interpreti passano da una lingua all’altra mescolando fra loro i diversi dialetti, nel ricordo di una generazione di fanti spesso semianalfabeti che andò alle armi nel ‘mondo di ieri’.
“In un’Europa instabile e segnata da una crisi che diventa condizione esistenziale permanente, la tragedia del singolo, quale che fosse la sua identità nazionale e linguistica, a fronte di una modernità feroce, parla a noi e di noi più che mai – racconta la regista Marta Gilmore – Il nemico, l’altro, i confini, oggi che per entrare in Europa si muore, e per restarci si finisce strozzati dai debiti, sono parole che meritano nuove domande, nutrite dalla consapevolezza di un passato tuttora doloroso”.
La rielaborazione di quegli eventi, nel centenario della Prima Guerra Mondiale, e l’utilizzo pubblico della memoria, sta a fronte di una domanda sul ruolo della scrittura nel 14-18 come oggi, e sulla “materia” di cui è fatta la memoria, cartacea o virtuale che sia. Per questo la scenografia è costituita da un gigantesco block notes bianco a terra, che è sia perimetro scenico che spazio di scrittura, e che prosegue in verticale in un telo in pvc utilizzato come schermo da proiezione. Durante lo spettacolo, le pagine di questo taccuino vengono voltate, fatte a pezzi, riparate. I mucchi di carta stracciata che si producono con il progredire dello spettacolo diventano di volta in volta neve, buste d’archivio da cui estrarre brandelli di storie, terra che riempie i sacchetti delle trincee, terra sotto la quale strisciare, terra desolata.
La scrittura dunque come azione scenica che sostituisce la parola detta, o letta: lettere, diari, messaggi, che urlano in silenzio, con la potenza evocativa di chi scrive per immagini e non per concetti. Montata su elmetto, azionata e manovrata dagli stessi attori, una videocamera live riprende queste scritte, come altri momenti dello spettacolo, in cui la videoproiezione non è commento, ma strumento per fornire un altro punto di vista e declinare nuovamente i rispettivi schieramenti. Chi si muove di spalle viene ripreso in faccia, chi penetra “sotto” appare sopra. Il nemico è lì, ma lì dove? E se fosse ancora un “fuoco amico”, a spararci addosso?

Per approfondimenti
http://www.isolateatro.com/friendly-feuer-una-polifonia-europea/

29-30 settembre – ore 15

Incontri sulla produzione artistica e i modelli di gestione per spazi culturali


29 settembre, ore 15 – Lavorat* culturali e spazi liberati

Intermittenza, precarietà, diritto d’autore, agibilità, pagamenti dilazionati, finanziamenti, sistemi di valutazione, prestazione, flessibilità: il lavoro culturale è un territorio eterogeneo con alcuni tratti comuni che erano stati individuati contemporaneamente come aspetti problematici e terreno di lotta da una parte dei movimenti sociali degli ultimi anni. Tra il 2011 e il 2014 un movimento di recupero di spazi abbandonati ha provato a delineare linee di fuga dalla precarietà attraverso strategie di produzione collettiva, proseguendo questa ricerca fuori dal rumore dei media negli anni successivi. Non senza incappare in contraddizioni: catene di lavoro politico che come lavoro gratuito metteva a disposizione tempi ed energie per liberare pezzetti di reddito per altr* lavorat*, autoreddito come soluzione parziale e non sempre sostenibile per il bilancio degli spazi; e allo stesso tempo liberando però accenni di problematizzazione importanti su forme alternative di tutela del diritto d’autore, possibilità di neomutualismo, invenzione estetico-politica. Ripartiamo dalle contraddizioni incontrate nel percorso e dalle esigenze dei lavorat* della cultura.


30 settembre, ore 15 – Spazi liberati e gestioni sostenibili

Parlare di beni comuni ci aveva consentito di inventare nuovi modelli di riconoscimento che si liberassero parzialmente da alcune pastoie che la gestione normale degli spazi culturali, e teatrali in particolare, continua a subire, in parte a causa del funzionamento delle filiere della produzione, in parte per la distribuzione delle risorse e dei finanziamenti disponibili, cui la regolamentazione minuziosa degli obblighi e degli oneri contribuisce in modo non indifferente incidendo in particolare sulle realtà più piccole. Un riconoscimento istituzionale come quello prodotto dalla scrittura dal basso del regolamento da uso civico dell’Asilo a Napoli, replicata al Montevergini a Palermo e si spera prossimamente alla Cavallerizza di Torino, crea contemporaneamente più serene condizioni per la produzione culturale svolta collettivamente, e una contraddizione nell’istituzione che accetta la proposta. Ma non sempre le istituzioni, nei differenti contesti, hanno la volontà politica di intervenire in questo senso; nel frattempo, si sviluppano ragionamenti sulle economie e sulla sostenibilità degli spazi culturali, occupati e non, e le filiere della produzione continuano a lavorare nello stesso modo. Ragioniamo della sostenibilità delle nostre esperienze specifiche e proviamo ad articolare un dialogo complesso tra realtà molto differenti.

30 settembre ore 21

Farsi Luogo

Varco al teatro in 101 movimenti
di e con Marco Martinelli

Per Marco Martinelli il concetto di “farsi luogo” rovescia la barbarie uniformante della società dei “non-luoghi”: è un concetto-strumento di lavoro, viene da lontano e torna a più riprese nell’illustrazione della sua arte di drammaturgo e regista, per un teatro che trovi il proprio senso anche, ma non solo, nella creazione di comunità. Non un manuale di teatro, ma una mappa etica e estetica per la prassi scenica, il rinviare tutto al fuoco primario che fa ardere l’attore-artista. Pubblicato nel 2015 da Cue Press, Farsi luogo. Varco al teatro in 101 movimenti  è presto diventato anche una lettura pubblica che attraversa l’Italia risvegliando il senso del farsi luogo di alcuni spazi teatrali e non che la ospitano.

Nei suoi “101 movimenti”, Martinelli, senza mezzi termini e spesso travalicando i toni dell’invettiva, dice chiaramente di certe spiacevoli situazioni attuali – «Apparire tutti i giorni sul giornale, in televisione, nello sciame della rete, questo richiede il mercato […] la trappola del teatro sociale» – pungola i giovani – «Ah quando c’era Pasolini! Nostalgia all’ingrosso: una diavoleria. Un alibi per starsene a poltrire. Ogni epoca è buona per rivoltarsi, credetemi» – torna su alcuni suoi concetti-base – «il teatro come luogo dell’eresia […] il teatro come antro della polis, nella polis: il luogo, e la comunità, e il coro, noi ce li dobbiamo letteralmente inventare […] il teatro come tradizione, ovvero come seduta spiritica: da Aristofane a Jarry, da Ruzante a Brecht» – non si risparmia una feroce tirata verso “il regista famoso”. Ma poi dedica tutta la seconda parte anche a ricordare – sempre supportato da una buona dose di passaggi autobiografici – tutti gli elementi fondamentali del “farsi luogo”: dagli amati attori, naturalmente, al pubblico e ai critici, dai datori luci a tutti i tecnici, dai costumisti alle maschere, dagli attrezzisti agli organizzatori e così via. Una lettura che si incastona tra cuore e cervello e che restituisce una figura sempre più rara ai nostri giorni, quella di un maestro.

Per maggiori informazioni su Farsi Luogo:   http://www.teatrodellealbe.com/ita/spettacolo.php?id=94

Il 28 settembre  ore 21 al Cinema Arsenale sarà presentato il film Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi scritto e diretto da Marco Martinelli, prodotto da Teatro delle Albe Ravenna Teatro coproduzione StartCinema