ADULTO, di Phoebe Zeitgeist

Phoebe Zeitgeist

ADULTO

 

Martedì 7 aprile ore 21:30

ispirato dai testi finali di Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Dario Bellezza

uno spettacolo di Giuseppe Isgrò
con Dario Muratore
voci Ferdinando Bruni, Ida Marinelli
dramaturg Francesca Marianna Consonni
suono Giovanni Isgrò

assistente ai costumi e alla scena Vito Bartucca
tecnico attrezzista Gilles Ielo
immagine Sally Cellophane
grafica Alessandro Tonoli

in collaborazione con Voci Erranti, Racconigi (CN) e TMO Teatro Mediterraneo Occupato, Palermo

Adulto_Immagine corpo articolo

In risposta al tema proposto da TRA di Pisa sul concetto di “Ospitalità in tempo di crisi”, Phoebe Zeitgeist presenta lo spettacolo Adulto come una risposta alla questione nei termini di legittimità o illegittimità del fare arte o di rinunciare ad essa, nonché una riflessione sull’essere intrusivi, come lo spettacolo si propone di essere rispetto al pubblico, e rispetto ai luoghi che lo ospitano. L’intrusione è caratterizzata dalla sua portabilità e dal suo hardware leggero che lo rendono fisicamente possibile sia su palchi tradizionali sia in luoghi altri. Il pensiero costituente dello spettacolo è stato innanzitutto quello di sottrarsi alla violenza esclusiva del sistema culturale, che divide e, tassandolo, impera su ogni aspetto del fare artistico. Ma è anche un’intrusione di concetto, una voce fuori dal coro che si interroga sulla crisi, abitandola con pienezza. Adulto è una ricerca sulla parte maledetta della crescita, quella che non matura, che non si dichiara, che non si esprime e che non si arresta: un’energia sotterranea e magmatica, devastante quanto generatrice. Lo sguardo del pubblico è affacciato alla scena come su uno scavo di un luogo periferico e immaginario. Qui sono insabbiati gli oggetti ludici ed erotici, i feticci e i travestimenti di un individuo abnorme e delicatissimo. Egli produce i suoi riti scabrosi in questo che sembra un luogo sospeso, tutto autogenerato e autonomo rispetto al resto del mondo. Linee di led e radio analogiche sono i confini visivi e sonori della scena, un luogo della mente che restituisce suoni, bagliori, presenze: è un buco dall’attività frenetica, una fossa abitata. La scelta di questi elementi sono un segnale: Adulto è uno spettacolo di una grande capacità teatrale che però rigetta l’apparato tecnico e lo spazio del teatro tradizionale per essere pronto ad ogni spazio, per essere fatto in emergenza. La scena è infatti un cantiere immaginale, precario e autoportante come molta dell’esperienza esistenziale e artistica del nostro tempo. Anche per questo, lo spettacolo è concepito come autoportante: la compagnia Phoebe Zeitgeist, che ha sempre utilizzato il suono digitale come se lo spettacolo fosse un concerto, in Adulto opera una rinuncia. Lo spettacolo è un esperimento di autonomia, autofagia, autogamia. Anche questo punto non è che il tracciato di un modo di fare, autogenerarsi, inventarsi ed esistere, a cui si è destinati se strenuamente decisi a far cultura, essendo in questo tempo, appartenendo a queste generazioni ed essendo in questo luogo. Lo spettacolo rifiuta l’apparato e mette infine tutto la responsabilità in mano all’interprete. Così lo spettacolo è una pluralità senza attori, una coralità affidata ad un solo professionista; da egli dipende anche il suono e luce della scena. È anche una risposta all’articolo di un noto critico, Renato Palazzi, sulle nuove generazioni, secondo lui  affette da una congenita debolezza che li infiacchisce fin dal secondo spettacolo. Palazzi parla di una specie di incapacità di diventare adulti e di una tendenza a sbagliare dopo il primo botto. Ma il tema del fallimento dell’adultità è per la nostra generazione un tema ben più complesso che nella visione vetero-romantica incentrata su volontà e genio. Per come stanno le cose, ci sono dei fallimenti che sono degli obblighi morali. O che sono più veri e descrittivi dei successi. Per di più la critica non gode più abbastanza dei lavori sbagliati. È inoltre parte del discorso che ha generato il lavoro, una risposta reazionaria al concetto di gioventù perenne e adultità progressista che ammala molta della critica e del ragionamento culturale in Italia, impedendo generazioni e degenerazioni di percorsi che non possono e non devono essere evolutive. Adulto è altresì una riflessione sulla dimensione antropologica del crollo, è la piena coscienza della crisi, del trascendere, del procedere a ritroso, del non crescere e anzi del rifiutarsi di maturare e finire in una forma compiuta, dichiarata, facile ed espressa. Fa parte infatti della poetica e della ragione culturale di Phoebe Zeitgeist indagare e interrogare quegli autori che hanno saputo abitare il valore dell’anti-progresso con violenza generativa. Il diritto all’errore, alla deviazione e alla caduta è uno dei temi di Phoebe ed è parte della rivendicazione di questo spettacolo che comincia dalla rinuncia, con il testo poetico di Dario Bellezza, passa attraverso la spesa oscena di sé, con il noto frammento del Pratone della Casilina di Pasolini e arriva a reinfilarsi nella vagina della madre, dove c’è la gestazione di ogni problema: è il testo di Elsa Morante, Aracoeli, che è anch’esso un viaggio a ritroso fino a dove nasce l’aspettativa, il bisogno, il riconoscimento, e la volontà di amare. Infine questi tre autori sono stati, come si sa, amici, protettori l’uno dell’altro, ammiratori e poi nemici giurati, spine nel fianco. In Petrolio c’è Elsa Morante che deve ricorrere alla sapienza dei bambini per vivere, in Testamento di Sangue di Bellezza c’è Pasolini e la sua morte, in Aracoeli c’è l’origine di tutta la diversità. Rimetterli insieme è la prima azione critica che fa questo spettacolo. La relazione tra intellettuali è infatti uno dei primi problemi da porsi come artisti e come persone di cultura, sia perché è come sappiamo fondante e un valore altissimo, sia perché oggi le relazioni sono estremamente più fragili di quelle di un tempo. La nostra riflessione parte da questo, dalla necessità di fare arte  e dalla possibilità di rinuncia, dall’analisi della rinuncia, dalla sua legittimità politica ed esistenziale. Il piano non è solo quello dell’analisi sulla convenienza della cultura, perché si allarga alla convenienza di stare al mondo, che è un concetto delirante e doloroso. Nonché alla convenienza di essere inserito, di progredire, divenire adulti, parte responsabile attiva e cooperante di questa società.
Adulto è una dedica allo spirito che è capace di osare strumenti di conoscenza impervi e non convenienti, quali il regresso, il percorso a ritroso, l’involuzione, il ricorso all’infanzia, uscire dal genere e degenerare.

Phoebe Zeitgeist è una compagnia teatrale con base a Milano.
Le attività di questo gruppo non si limitano alla produzione e alla messinscena degli spettacoli ma si estendono a prove aperte e discusse, mostre, conferenze, lezioni brevi presso corsi di formazione accademica o universitaria, collaborazioni con istituzioni dedicate all’arte contemporanea, pubbliche e private.
Questa formula allargata permette di discutere il teatro laddove siano presenti altri e molteplici codici di interpretazione del mondo. La specifica di questo gruppo di lavoro è la lettura critica della contemporaneità. Da qui la scelta di costruire il proprio pensiero a ridosso di quanti più linguaggi disponibili, nella convinzione che le arti siano dei dispositivi eccellenti per una decodifica non banale della realtà.
Questa indagine viene condotta attraverso l’individuazione dei fattori più gravi e acuti dei nostri giorni, rintracciando nei testi degli artisti che ci hanno preceduto quegli allarmi, quelle denunce, quelle visoni che informano i meccanismi del nostro tempo. Nello studio di questi autori e contattando di volta in volta altri collaboratori si ricercano gli strumenti per un’elaborazione complessa e significativa dei temi di ricerca.
I temi di più elevata emergenza e di più alta rilevanza sviluppati da questo gruppo di lavoro sono: la complessità dei sistemi di comunicazione e di relazione tra gli individui , le capacità dell’immaginario e del linguaggio, l’esistenza, la persistenza e la trasformazione di tutte le forme di potere.

Giuseppe Isgrò (Milano, 1980)
Comincia le sue esperienze in scena ne La tempesta di Shakespeare regia Bruni – Frongia, di cui diventa assistente alla regia per lo spettacolo L’ignorante e il folle di Thomas Bernhard. Si laurea in Lettere Moderne con Cesare Lievi all’Università statale di Milano, con una tesi in Istituzioni di Regia, dal titolo “Tropfen auf heisse Steine. Le tematiche di Rainer Werner Fassbinder e la messinscena del Teatro dell’Elfo”. Nel 2005 fonda la compagnia teatrale Phoebe Zeitgeist, proveniendo dall’omonimo gruppo post punk sperimentale. Debutta nel giugno del 2008 al Teatro dell’Elfo con lo spettacolo Line, il tempo di Agota Kristof. Nello stesso anno intraprende un lavoro di ricerca sulla drammaturgia di Copi che culmina nella realizzazione di due spettacoli, Le quattro gemelle e Loretta Strong. Nel 2010, da uno studio sul lavoro di J.G. Ballard giunge alla realizzazione dello spettacolo Note per un collasso mentale, del quale cura la regia, la drammaturgia, la scena e i costumi. Nel 2012 è regista dello spettacolo La giornata di una sognatrice di Copi, che debutta al Teatro Out Off di Milano. Sempre nello stesso anno è autore delle performance e della video installazione Phoebe Zeitgeist appare a Milano, ispirata dall’opera Sangue sul collo del gatto di Rainer Werner Fassbinder in collaborazione con Fondazione Mudima e Goethe Institute Mailand. Nel 2012 inizia la collaborazione col Teatro Garibaldi Aperto di Palermo, debuttando nel settembre 2013 con la coproduzione e la regia di Preghiera. Un atto osceno scritto e interpretato da Margherita Ortolani. Nel 2014 debutta al Teatro Elfo Puccini con American Blues di Tenessee Williams. L’ultima produzione è Adulto, ispirato dai testi finali di Pasolini, Bellezza e Morante. Lo spettacolo è selezionato per un’anteprima all’Altofest di Napoli ed è in stagione 2014/15 al Teatro della Contraddizione, a Milano. Il suo lavoro su Copi è stato oggetto di due tesi di laurea (Dams di Bologna, Università Statale di Pavia). È intervenuto come relatore presso l’Università Statale di Milano, Fabbrica del Vapore di Milano, NABA (Nuova Accademia delle Belle Arti); è docente di music and performing presso CPM, Milano. Nel dicembre 2014 vince il premio della la giuria giovane per il Festival Internazionale della Regia teatrale Fantasio, città di Trento.

Dario Muratore (Palermo 1986)
Inizia il suo percorso teatrale all’interno della Scuola Sperimentale Liberiteatri a Palermo. Successivamente continua e approfondisce i suoi studi incontrando attori e registi come, Eugenio Barba e Julia Varley, Danio Manfredini, Valerio Binasco, Massimiliano Civica, Motus (Biennale College), Vincenzo Pirrotta, Sara Sole Notarbartolo, Enrico Roccaforte, Elio Germano, partecipando a stage, laboratori, workshop, performance, incontri di studio. Nel 2005 fonda insieme ad altri quattro attori la Compagnia Quartiatri producendo e distribuendo spettacoli come …dove le stesse mani (autore e attore), Buonanotte (autore e regista), vincitore del Premio Felicia Impastato, e Krisiskin (attore) vincitore al Napoli Fringe Festival. Nel 2011 si laurea in Scienze e Tecnologie dello Spettacolo all’Università degli Studi di Palermo. Possiede una predisposizione al movimento corporeo ed espressione fisica correlata con elementi di danza sviluppata attraverso esperienze formative e lavorative con alcuni danzatori come Alessandra Luberti, Giuseppe Muscarello e all’interno delle opere liriche quale il lavoro con il coreografo Ron Howell nell’opera L’Oro del Reno e Valchiria di Graham Vick o il lavoro coreografico svolto con Manuela Lo Sicco, per la Carmen di Emma Dante e con Sandro Maria Campagna (Maestro d’armi alla Silvio D’amico) sul combattimento scenico. A conclusione di un percorso lungo cinque anni di formazione, lavoro sul corpo e autorialità dell’azione nel 2011 è attore in Educazione Fisica di Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco prodotto dal CRT di Milano. Nel 2012 è aiuto regia del progetto Il Grappolo dei TeatriAlchemici con Ugo Giacomazzi per il Napoli Fringe Festival e successivamente partecipa allo spettacolo Sangue con il coreografo Giuseppe Muscarello. Nel 2013 lavora come attore a Radio Belice non trasmette di Giacomo Guarneri, vincitore del Premio Etica in Atto. Nel 2014 si trasferisce a Milano e inizia un percorso di fonetica e dizione e un percorso di collaborazione come attore con la compagnia Phoebe Zeitgeist.

Giovanni Isgrò (Milano, 1987)
Si diploma alla Scuola civica di cinema di Milano come tecnico audio/video nel 2008 e lavora da diversi anni nel settore audiovisivo e teatrale. Nel 2009 è aiuto microfonista per il film Cosa voglio di più di Soldini, e dal 2011 collabora come fonico per i documentari di Soldini e Garini (“Per altri occhi” e nel 2014 per le riprese del workshop con Felice Tagliaferri in Megalaya Bethany Society a Shillong, India) Sempre in qualità fonico lavora su diversi progetti, tra cui il documentario “Generale” di Espagnet nel 2012 e “Altre storie” di Conca Bonizzoni nel 2013. È sound designer e consulente tecnico della compagnia teatrale milanese Phoebe Zeitgeist e collabora con il Teatro dell’Elfo come fonico (“Cassandra” di Frongia nel 2011) e come sound designer (“La mia vita era un fucile carico – being Emily Dickinson” di Russo Arman nel 2013).

Francesca Marianna Consonni (Busto Arsizio,1976)
Dal 1998 collabora con la Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate, oggi MAGA, di cui ha diretto fino al 2012 il dipartimento educativo. È oggi consulente per le attività del museo e progettista per le attività espressive delle scuole del territorio. È stata docente dal 2011 al 2013 nel corso di Didattica per il Museo, biennio per Specialist Senior in Progettazione e Direzione di processi per la Didattica per l’arte, Accademia Aldo Galli, COMO. Ha curato le pubblicazioni scientifiche sulle collezioni del MAGA e dal 2002 ha ideato e diretto WOK, rivista-multiplo dedicata alle arti contemporanee, edita dal museo. Ha pubblicato articoli per le riviste Slow Food, Art in Italy, AlphaBeta e per le case editrici Electa, Silvana, Fabio d’Ambrosio, Mazzotta. È curatrice. Ha collaborato con Fondazione Mudima di Milano, Museo Bì di Cormano, Museo Map di Castiglione Olona. Ha partecipato a numerosi progetti espositivi tra cui le antologiche dedicate Giuseppe Spagnulo, Agostino Bonalumi, William Xerra e all’artista catalano Marcel.lì Antunez Roca. È autrice della rassegna DUEDINOVEMBRE, mostra dedicata al solo pubblico dei morti. Nel 2010 comincia la sua collaborazione con Phoebe Zeitgeist in qualità di curatrice e dramaturg.

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