«Andatevene e vi sarà dato», ovvero la trattativa stralunata

AGGIORNAMENTO [v. sotto la risposta della Soprintendente]
Come annunciato un mese fa, giovedì 3 luglio si è svolto l’attesissimo incontro a tre fra Soprintendenza, Comune – nelle persone degli assessori Danti e Serfogli – e Teatro Rossi Aperto. Dopo mesi di trattative bilaterali e colloqui ufficiosi, si doveva finalmente avviare il percorso di riconoscimento del TRA e rifunzionalizzazione del teatro.
Speravamo che durante l’incontro si valutasse la fattibilità del progetto tecnico presentato dal TRA per dare corso in tempi certi alla richiesta di concessione depositata in Soprintendenza il 10 febbraio. Richiesta che, a sua volta, era stata il risultato della trattativa con il precedente soprintendente Stolfi.
Noi siamo arrivati all’appuntamento con tutti i compiti svolti alla perfezione: progetto di messa a norma con vie di fuga e adeguamento degli impianti elettrico e di riscaldamento, con studio per la realizzazione in piccole fasi. In tal modo in progetto è pensato per essere messo in atto compatibilmente con le disponibilità finanziarie e l’attività culturale e sociale del teatro. A questo piano di minima è stato affiancato un piano complessivo di uso degli spazi coerente con la rifunzionalizzazione progressiva delle sale. Una nutrita squadra di tecnici teatrali, impiantisti, ingegneri e un architetto teatrale, su invito del Teatro Rossi Aperto e aderendo al progetto politico, ha lavorato con il TRA per due mesi nel pieno delle attività artistiche, dal concerto di Nada dell’undici maggio al monologo di Myers del ventisette giugno.
La soprintendente Paola Raffaella David ha ribaltato quanto detto negli incontri precedenti, ha sospeso ogni principio di continuità amministrativa ignorando la nostra richiesta di concessione e il percorso da cui è scaturita, e ha interrotto sistematicamente tutti gli interventi dei progettisti. Se mesi fa ci chiedeva di farci carico degli studi preliminari sull’agibilità e la messa a norma, al contrario durante l’incontro la Soprintendente è addirittura arrivata a lamentarsi della presenza dei tecnici.
Contro ogni principio di realtà e di senso ha continuato a chiamarci studenti e occupanti illegittimi, ha negato di avere mai richiesto a noi di presentare un progetto di messa a norma e ha annaspato tra leggi e responsabilità, brandendo la minaccia dello sgombero. La sola cosa che ci è parso di aver colto è la volontà della Soprintendente di sbarazzarsi al più presto del Teatro, percepito come problema, dandolo al Comune perché lo assegni. E la richiesta, esplicita, che noi liberiamo il teatro perché appunto possa essere dato al Comune.
Siamo convinti che la nostra proposta debba ricevere l’ascolto e abbia la dignità di un’alternativa valida e vada per questo riconosciuta. Chiediamo che ci si confronti con un’esperienza politica che procede da due anni e che ha sufficiente autonomia di elaborazione da presentare un progetto artistico, culturale, politico e tecnico: è solo grazie a questo progetto che ci si è trovati a discutere, e non è possibile misconoscerlo ed estromettere dalla discussione chi lo promuove.
Se il Comune ritiene che il bene vada restituito alla cittadinanza affinché sia un luogo di sperimentazione di democrazia e arte insieme, lo dichiari pubblicamente e lo faccia presente con chiarezza alla Soprintendenza, favorendo la stabilizzazione della riapertura anche – questo il nostro auspicio – mettendo in discussione le forme canoniche di assegnazione.

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Aggiornamento:

c’è chi grida «Sipario!»

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