Avummaria!

Avummaria! arte e devozione nei vicoli di Napoli30 ottobre ore 17.30

presentazione del libro

Avummaria!

Arte e devozione per i vicoli di Napoli

interviene Antonella Gioli (Università di Pisa)

 

 

AUTORI
Lorenzo Carletti: storico dell’arte, si occupa di critica settecentesca e di storia dell’arte medievale pisana.
Cristiano Giometti: storico dell’arte, si occupa di storia della scultura seicentesca romana e della sua diffusione in Italia e in Europa.
Serena Giordano: artista e docente all’Accademia di Belle Arti di Genova, ha pubblicato “Disimparare l’arte. Manuale di antididattica” (Il Mulino 2012) e, assieme ad Alessandro Dal Lago, “Mercanti d’aura. Logiche dell’arte contemporanea” (Einaudi 2006), “Fuori cornice. L’arte oltre l’arte” (Einaudi 2008).

FOTOGRAFI
Maurizio Bottazzi: si occupa di grafica, comunicazione e audiovisivi; dal 2012 gestisce “zero+” studio creativo di base in Versilia.
Paolo Vezzoni: dopo gli studi in storia contemporanea, si dedica alla fotografia e in particolare alla street photography e ai paesaggi.

Una passeggiata domenicale per la salita di Cavone, nel centro storico di Napoli, può offrire una quantità di stimoli tale da stordire e sollecitare gli interessi più disparati. Nel nostro caso era una fresca mattina di febbraio quando ci siamo addentrati per via Correra, nel rione descritto da Luigi Incoronato nel romanzo “Scala a San Potito”, e non avremmo mai immaginato che quell’imprevisto girovagare avrebbe innescato, con l’urgenza di una bomba Maradona, una serie di riflessioni sul crinale scivoloso tra storia dell’arte e storia della cultura. Già nei primi metri della strada, spesso fronteggiandosi, si affastellano edicole votive di fattura molto recente, dalle più varie fogge e dimensioni: crocifissi, madonne, monumentali figure di Padre Pio, fotografie di cari estinti o miracolati, coloratissimi fiori di plastica, tubicini di neon blu tormentati all’inverosimile. Il tutto, spesso ingabbiato in strutture di alluminio anodizzato, è orchestrato con sapiente disegno, anche se a prima vista si ha l’impressione di un’improbabile accozzaglia. Ma come nascono simili creazioni? E cosa concorre, oltre alla natura devozionale, a renderle visivamente così esuberanti? Possono considerarsi opere d’arte collettiva, work in progress di comunità più o meno piccole? Con queste domande nella testa abbiamo cominciato a documentarci, rintracciando una vasta bibliografia che, soprattutto di recente, ha prodotto lavori approfonditi, corredati di censimenti e schedature.

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