Comunicato del 18 gennaio 2013

Alla soglia dei quattro mesi di riapertura il Teatro Rossi ha raggiunto obiettivi importanti, primo tra tutti quello di essere un luogo dove la cittadinanza si riconosce, un punto d’incontro per molti grandi e piccoli, per ascoltare e raccontare storie, per assistere a spettacoli di musica e teatro e per discutere insieme e trovare soluzioni a problematiche che questo momento storico impone. C’è una bella differenza tra il Teatro Rossi Aperto e vivo di oggi e quello che solo pochi mesi fa era un luogo buio e abbandonato, metafora perfetta delle politiche nazionali di recupero degli spazi, trascuratezza e disprezzo per i soldi dei cittadini.
Un angolo cittadino di bellezza e stupore è stato rispolverato e i progetti futuri parlano chiaro su come vogliamo e cosa vogliamo per il Teatro Rossi di Pisa.
 
L’esperienza del  TRA non è quella di un comitato di denuncia o qualcosa del genere e ci piacerebbe prendere le distanze da questa rappresentazione che molti tendono a rimandare: riaprire il teatro rossi è stato un gesto di responsabilità, un modo di reagire al disinteresse e alla mancanza di idee di un pubblico sempre più “in dismissione”, incapace di fare progetti, di destinare risorse, di finalizzare le proprie azioni in una direzione di allargamento della partecipazione e di sviluppo dell’intelligenza collettiva. Le istituzioni che dovrebbero salvaguardare  il teatro rossi sul piano tecnico (la sovrintendenza) e sul piano politico-progettuale (il Comune) hanno di fatto abbandonato l’impresa facendosi schermo di  un progetto fantoccio (gli “Uffizi pisani”) e fantomatico, subordinato a un mega-restauro per cui oggi si va “a caccia” di finanziamenti (vd articolo apparso su Il tirreno 17 gennaio 2013).L’assemblea del  TRA ha avuto problemi di comunicazione con le istituzioni, è di fatto stata ignorata dai più o trattata con sufficienza paternalistica. Gli incontri con il sovrintendente hanno solo confermato la scarsa intenzione di prendere sul serio il progetto portato avanti in più di 4 mesi di attività: il lavoro quotidiano di programmazione e gestione e lo sforzo di progettare per il futuro forme e modi del lavoro culturale che potrebbe svilupparsi in un Teatro Rossi rimesso in funzione piuttosto che riportato ai suoi antichi e nostalgici splendori.L’incontro con la Commissione cultura del Comune di Pisa ( a cui siamo “lieti” di aver partecipato il 14 gennaio scorso) ha rivelato una volta di più che per le istituzioni la vicenda Teatro Rossi” si può trattare solo dal punto di vista tecnico, ma è evidente che la questione della agibilità del teatro è una “foglia di fico” sulla difficoltà di progettare (o anche solo immaginare) spazi destinati a un lavoro culturale all’altezza della contemporaneità, spazi in cui le persone possono trovare e individuare i linguaggi adatti a raccontare e dare forma al presente, sperimentando connessioni e contaminazioni fra i saperi e le esperienza, spazi in cui gli artisti si mettono in relazione al loro lavoro in un’ottica di ricerca, di creazione, di produzione e non di semplice “intrattenimento”. 
Il  TRA  sta attivamente costruendo le condizioni perché il Teatro Rossi di Pisa torni a vivere e sia il modello di uno spazio culturale in forte relazione con il presente. Per questo il 6-7-8 febbraio si terrà nei locali del Teatro un workshop internazionale ( “Lo spazio teatrale tra tradizione e innovazione. Un progetto di trasformazione del presente”) in cui ci prenderemo la responsabilità di pensare e ideare un progetto realistico e praticabile per il futuro del Rossi confrontandoci con l’esperienza e la professionalità di gruppi e persone che hanno dato vita ad altri teatri e spazi culturali in Italia e in Europa. 
Teatro Rossi Aperto 
 
 
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