La madre

La madre – studio

mercoledì 16 aprile – 21:30

«Ognuno capisce se stesso solo quanto gli occorre […]
La malafede è un’arte di non conoscersi, o meglio di regolare la conoscenza
di noi stessi sul metro della convenienza»
Guido Piovene

adattamento dal romanzo Lettere di una novizia, di Guido Piovene
drammaturgia di Luca Scarlini
messa in scena e interpretazione di Maria Grazia Mandruzzato
disegno luci di Massimo Consoli

Lettere di una novizia è il titolo maggiore dell’opera dello scrittore vicentino Guido Piovene (1907-1974). All’uscita del romanzo nel 1941 il successo fu netto, ma molte furono le critiche in ambito cattolico, dato il tema cruciale toccato dalla narrazione: quello della malafede e delle sue risonanze inquietanti nella vita. Nel romanzo, la storia della novizia Margherita Passi, che dal convento cerca di convincere un prete della sua necessità di fuggire da un luogo che detesta, si svolge usando la convenzione della comunicazione epistolare, nello svelamento progressivo di una serie di doppi fondi, azioni sgradevoli, crudeli, fino al delitto, alla rovina. La trasposizione teatrale punta il riflettore sul personaggio della madre, affidato all’interpretazione di Maria Grazia Mandruzzato, dando a lei il compito di raccontare la vicenda. Un nodo d’odio e amore guida le sue parole, nel ripercorrere le azioni della figlia, morta da poco in carcere, per una possibile resa dei conti.
Il paesaggio veneto evocato e la musica di Gian Francesco Malipiero, compositore legatissimo a quei luoghi in cui nacque e visse, sono lo sfondo della vicenda e partecipano dei destini dei personaggi. (Luca Scarlini)

Il male sorge, dice Piovene dove nasce qualcosa capace di soffrire. E ancora, nella sua presentazione al romanzo, “I personaggi sebbene diversi hanno un punto in comune: tutti ripugnano dal conoscersi a fondo. Ognuno capisce se stesso solo quanto gli occorre… La malafede è un’arte di non conoscersi, o meglio di regolare la conoscenza di noi stessi sul metro della convenienza.” Rita e la madre sono due personaggi scomodi, egoisti, dolorosi e doloroso è il loro reciproco bisogno d’amore e di distruzione, il loro insaziabile desiderio di essere capite. (Maria Grazia Mandruzzato)

Appuntamenti, Teatro