Mi chiamo Egon

Mi chiamo Egon

storia di un transessuale

 

sabato 16 maggio 21:30

a cura di Laura Rossi ed Egon Botteghi

a seguire, musica con Queersquilie

Il 17 maggio ricorre la giornata internazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la transfobia e la bi-fobia (in gergo IDAHOBIT, International Day Against Homo-Bi-Trans-phobia). Nell’ambito di una due-giorni tra Pisa e Livorno, il Teatro Rossi Aperto torna a dare il suo contributo ospitando un monologo sviluppato da Laura Rossi anche al TRA attraverso alcuni dei laboratori che abbiamo ospitato. Dopo lo spettacolo un incontro con l’attrice e il protagonista e, a seguire un po’ di musica.

Egon è un uomo transessuale, madre di due figl*, che ha scritto, nell’anno che lo ha portato all’inizio della TOS, la terapia ormonale sostitutiva, un diario in cui ha registrato le sue paure, le sue inquietudini, la sua esaltazione per essersi riconosciuto, l’emozione per la nascita sociale dell’uomo che viveva dentro di lui, l’incontro con le teorie queer, le difficoltà burocratiche del percorso, l’ostilità del mondo esterno ma anche, spesso, del mondo interiore.
Egli scrive in un passo di questo diario:
“Io sono un uomo transessuale.
E non sono un trans perché voglio rinnegare la donna che è in me, perché mi vergogno di lei, anzi scoprendomi trans ho capito che riuscirò a far splendere di puro orgoglio la mia parte femminile, che non è niente di tutto quello che si professa in giro sull’eterno femminino e sopratutto riuscirò a far splendere la persona che veramente sono. Ego-n.
Evviva la chimera Egon, perché sua è questa vita”.
Ed è per raccontare la vera storia di una transizione FtM (female-to-male, da femmina a maschio) che nasce questo spettacolo, basato sul diario di Egon, uno spettacolo nato da un incontro e dalla volontà di un’attrice cisgender di parlare di transessualità, di esplorare l’inesplorato.

Mi chiamo Egon è un monologo.
Il racconto della vita di Egon spazia da alcuni episodi della sua infanzia, fino al momento della prescrizione per l’assunzione di testosterone, attraverso ricordi, pagine del diario, diagnosi mediche e scoperta delle illuminanti teorie queer.
A fare da contraltare e fungere da spunto per universalizzare alcuni aspetti della tematica, verranno proiettati dei video di interviste in cui si chiede alle persone di parlare e definire alcuni aspetti della transessualità e consentire, così, di fornire informazioni necessarie e corrette.
La scena è spoglia, solo uno specchio, dei vestiti, un leggio, una sedia e un telo dove proiettare le interviste. Ognuno di questi luoghi è deputato a momenti specifici della narrazione in cui l’interprete  spazia ed inizia un processo di mascolinizzazione.

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