SESTANTE

27.09.12 >>> 27.09.18

Sestante

oltre i confini, nei futuri in tempesta

“Un lungo periodo di violenza, guerra e demenza ci aspetta”
(Franco ‘Bifo’ Berardi, Futurabilità, Nero Editions, 2018)

Il 2018 di questa linea temporale è un ciclone che tutto investe e polverizza: siamo ruderi e frammenti, micronazioni e bolle vaganti in coordinate deformate. C’è agitazione tutto intorno e un discorso pubblico che infuria, ma non si muove: parole d’ordine forti spaccano il dibattito sempre più frammentato, uno spaccaghiaccio in mezzo ai ruderi di una nave già affondata. Il buon vecchio senso comune è continuamente chiamato in causa per decidere delle sorti degli altri – dell’Altro continuamente costruito per separazione ostile; senso comune senza comunità. Le frontiere si moltiplicano tra il nord-ovest e il resto del mondo e all’interno delle stesse vecchie Europe e Americhe; la libertà di espressione oggi è – ironicamente – rivendicata da chi ostenta svastiche e chiama in causa la libertà di molestare, che scarica su donne, soggetti LGBT e razzializzati le responsabilità di una rabbia diffusa e della crisi radicale dei rapporti di fiducia. Ogni domanda chiede una risposta in alternativa secca: sì o no, con noi o contro di noi. Sarà ironica anche la nostra utopia, allora: quello di un teatro settecentesco che è stato abbandonato per sessant’anni prima di essere recuperato da cittadine e cittadini, e come una vecchia nave elegante erosa dal mare continua a salpare nella tempesta dei futuri, cercando comunità dove la guerra totale fa il deserto. Il suo strumento è il sestante, che misura l’angolo di elevazione di un oggetto celeste sopra l’orizzonte. Sopra i flutti scorgiamo l’orizzonte, navighiamo a vista guardando il cielo. Buon sesto compleanno del Teatro Rossi Aperto.

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